Intervista a Clet, l'artista dei cartelli

Clet, un artista rivoluzionario. 


L’ O.L. di giornalismo di quartiere si confronta con lo street artist nel suo studio di Firenze

Durante quei pochi minuti  in cui stavamo percorrendo il lungarno, mi chiesi che tipo di persona fosse Clet. Mi figurai un uomo basso, con lunghi baffi attorcigliati e una di quelle maglie a collo alto che di solito indossano gli artisti nei cartoni animati e nei fumetti. Mi chiesi come avrebbe parlato parlato. Una voce nasale con un gradevole accento francese, come nei film. Ebbi la risposta quando, svoltato l’angolo di via dell’olmo, mi ritrovai di fronte l’ultima porta. Già alla prima occhiata, mi resi conto che le mie ipotesi erano del tutto errate. Quello che ci ritrovammo davanti fu straordinario. Una piccola porta a vetri ma con dentro, al contrario, una marea di colori, cartelli e quei famosi omini stilizzati. Sulla destra un tavolo malconcio, con sopra una moltitudine di attrezzi da lavoro e una pila di bozze per nuove opere. Alle sue spalle, attaccati alla parete, dei cartelli, ma non cartelli qualsiasi: alla prima occhiata, parrebbero dei normali cartelli stradali, ma, guardando meglio, si notano dei piccoli omini intenti a dar loro vita. Quello che colpisce di più, però è una statua, alta quattro metri, molto particolare. Infatti, la statua rappresenta un essere con lineamenti antropomorfi dove, però, al posto della testa, spicca un gabinetto. Avete capito bene. un gabinetto. un gabinetto con la tavoletta alzata, a mo’ di ringhio. infatti, la statua è progettata per avere un aspetto minaccioso, con le gambe piegate ed in mano una bilancia che usa come fosse un’arma. C’era un ragazzo, probabilmente l’assistente di Clet, che sedeva ad una scrivania di lato alla porta d’ingresso. Digitava qualcosa al computer, e appena ci ebbe visti alzò lo sguardo dallo schermo. ‘’Clet è a pranzo, arriverà a momenti’’, ci disse il ragazzo, con un sorriso. Intanto, noi cominciammo a guardarci intorno incuriositi. Alcuni commentavano ridendo la statua, altri ancora osservavano incuriositi i cartelli sparsi per la stanza. Dopo pochi minuti entrò dalla porta un uomo alto, sulla cinquantina, con dei capelli folti e grigi, e con un grande naso appuntito. Tutto il contrario di quello che mi ero immaginato una ventina di minuti prima. l’accento francese però ce l'aveva. Andò a posare la giacca e cominciò a parlare con noi.


Un’arte rivoluzionaria. Un’arte che non ha paura. Un’arte libera. E' così l’arte di Clet Abraham,in arte Clet, ‘’l’uomo dei cartelli’’, l’uomo che sta dietro gli omini imprigionati dentro i cartelli stradali che controllano la società attraverso obblighi e divieti. Il creatore degli omini stilizzati che danno vivacità al freddo metallo che compone i cartelli che regolano il traffico. Un’arte spensierata che trasmette molto di più di alcuni quadri incorniciati e chiusi in musei, che la gente paga per poter vedere. Un tipo di arte che raggiunge il limite e lo oltrepassa. Clet, un uomo sulla cinquantina alto e con folti capelli lavora gran parte della giornata in uno studio/negozio/galleria d’arte in San Niccolò, a Firenze, e ha contribuito enormemente al nuovo tipo d’arte contemporanea, la street art. Quegli stessi cartelli contengono però anche un grido alla libertà. Un fiore che cresce sulla barra bianca in sfondo rosso del traffico limitato, un uomo strozzato da due frecce che indicano dove svoltare ed un cartello che mostra le strisce stradali, stile Abbey road, dove però, al posto dei Beatles ci sono una scimmia, un essere umano e infine un robot. Ognuno di queste immagini per lui ha un significato preciso. Le accomuna una sola cosa: l’amore per la libertà. In una società che ancora considera gli street artist dei vandali, Clet fa sentire la sua voce, dando al suo tipo d’arte uno scopo, che non è capito da tutti. Molti non sanno il significato che sta dietro a queste opere e cosa vogliono trasmettere, ma vengono colpiti dalla sfida che Clet mette in atto contro l’autoritarismo e la banalità del quotidiano. Ed è per questo che Clet è rivoluzionario: perché non ha paura di dire la sua.

 Rocco 


Intervista all'artista


Dove sei nato?
In Francia. In un piccolo paesino della Bretagna.
Quale è stato il tuo percorso scolastico? 
Il mio percorso scolastico...ottimo! Ho fatto l’accademia di belle arti a Rennes la capitale della Bretagna, un po’ come Firenze per la Toscana
Dove prendi ispirazione?
Prendo ispirazione dai cartelli stradali che sono simbolo  di autorità, rappresentano la legge per strada e la legge visuale,il prolungamento della legge da un punto di vista visivo. Questo mi ha ispirato il sentimento di dover rispondere.
Da dove è partita questa passione?
Probabilmente da un bisogno di libertà.
Perché hai deciso di fare street art?
Perché per riuscire a vivere d’artista devi passare attraverso delle  gallerie oppure attraverso  le istituzioni. ad esempio andare dal comune che ti paga per fare delle opere oppure delle gallerie...e questo spesso è molto difficile.
Hai altre passioni?
Ma sai l’arte è un argomento molto ampio e al suo interno si trovano tante cose.
Sei mai stato criticato?
Si certo.
Parliamo del tuo trasferimento. Ti piace l'Italia?

L’italia mi affascina molto, c'è una certa elasticità anche nel modo di essere delle persone, gli italiani sono molto bravi ad esprimersi con le parole e a comunicare,ed è una cosa molto positiva.

 A che età hai lasciato la Francia?

Ho lasciato la francia a ventidue anni, in genere ci torno spesso.  Una parte della mia famiglia è rimasta là. 

Cosa ti manca della Francia?

A me personalmente manca tanto l’oceano. 

All’inizio hai avuto un impatto negativo o positivo del trasferimento?

All'inizio sono andato a Roma dove ho vissuto tre anni, io venivo da una città piccola sicché è stato uno scontro con la grossa città. E' strano quanto una città grande possa essere bella e brutta allo stesso tempo. 

Che consiglio puoi dare a chi si trasferisce per lavoro?

Secondo me è un bene trasferirsi per lavoro, provarci. Quando si è a scuola in un paese dove si è vissuto, si guarda la carta del mondo e il tuo paese è al centro alla mappa. Quando ti sposti, invece, guardi la mappa ma il tuo paese non è più al centro. Allora dici “Oh mi avete spostato il paese?” No, è semplicemente perché ognuno pensa di essere al centro del mondo. Spostandoti capisci che questo non è vero e questa consapevolezza fa molto bene.  

Per quanto riguarda il tuo mestiere...riesci a vivere come artista?
Si..ora abbastanza bene, però ci ho messo tanto!

Quali sono le difficoltà di un artista d’oggi?

Se non sei un leccapiedi devi essere bravo e molto esigente..ma questo in qualsiasi campo!

Quando agisci?

Per fare un cartello l’azione è molto diluita. Parto da un piccolo bozzetto, poi lo rielaboro tante volte, anche venti per esempio! Alla fine seleziono un’immagine che trasformo in disegno grande, a misura di cartello. L’immagine viene poi computerizzata e adattata per farne degli adesivi. Infine attacco gli adesivi sui cartelli. Agisco principalmente di notte ma non soltanto, dipende dove.

Quali sono i pro e i contro del tuo mestiere?

I pro sono che riesco sempre ad esprimere quello che voglio ed è un mestiere che mi piace. I contro che è un mestiere abbastanza rischioso.

Hai avuto problemi con la giustizia?
Si e ne ho ancora. Legalmente la street art è considerata una forma di vandalismo. Il comune di Firenze ha, da qualche anno su richiesta mia e di altri artisti, aperto degli spazi liberi. E’un bene che ci siano questi spazi, possono essere dei luoghi di sperimentazione e incontro ma lo street artist, essendo artista di strada, deve potersi esprimere anche in luoghi inaspettati.

Prima dello street- artist hai fatto qualcosa?

Si, quello che si può chiamare pittore.

Noi abbiamo letto che sei stato un restauratore di mobili antichi, è vero?

E' vero, si.

Quali sono stati i tuoi maestri/modelli?

 Ce ne sono stati diversi, però, dei personaggi importanti sono stati per esempio Brueghel che mi ha fatto capire a cosa poteva servire l’arte. Lui raccontava delle storie attraverso dei quadri che rappresentavano dei piccoli personaggi che facevano delle azioni come se fossero in delle scenette. Questo era un messaggio per l’osservatore. I suoi quadri permettevano alle persone che non sapevano leggere di imparare delle storie e avere una cultura. L’arte deve aiutare le persone ad avere più consapevolezza e conoscenza.


Se la tua vita ricominciasse da capo rifaresti lo street-artist?

Difficile rispondere..bah no, mi piacerebbe fare una vita completamente diversa..ne farei dieci di vite diverse!

 Hanno un significato le tue opere?

Si certo. Quest’opera in cui un fiore sboccia dalla barra del divieto d’accesso vuol dire che un fiore per crescere ha bisogno di spazio. Se non ci fosse stato un buco nella barra questo fiore non sarebbe mai nato. Per me significa che se l’autorità e la legge impongono troppi limiti potrebbero impedire ai fiori di crescere e alle persone di svilupparsi liberamente. Non ci vogliono troppi divieti sennò non crescono fiori!

Cosa vorresti dire ai giovani che vorrebbero fare questo lavoro?
Intanto di non avere paura di essere voi stessi perché l’unica cosa che avete da “vendere”cioè da offrire al mondo è l’unicità che avete voi. La difficoltà che voi giovani avete è di tendere a voler assomigliare ad altre persone e non siete sicuri di voi, invece l’unica cosa veramente bella è di essere voi stessi e lavorare tanto.

Qual'è il tuo sogno nel cassetto?
Cambiare il mondo...voi no?

Nina, Alice, Bruno, Jacopo, 
Sveva, Rocco, Lapo, 
Marta, Francesco, Olivia, Davide






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